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Questo edificio sorge nella piazza all'estremità occidentale del paese. Attualmente sono in corso lavori di ristrutturazione del complesso che verrà trasformato in sede della fondazione culturale dedicata alla memoria di Natalino Sapegno. Preventivamente, tra gli anni 1986-1988, una serie di indagini archeologiche erano state condotte sia sulle murature che con lo scavo di alcuni settori.
I dati conseguiti, ancora in corso di rielaborazione, sebbene parziali hanno permesso di datare la torre, tramite l'analisi dendrocronologica, all'anno 998, con una successiva fase di sopraelevazione di pochi decenni posteriore.
Attorno a questo primitivo corpo si aggiunse una prima cinta muraria con un grande salone di rappresentanza al primo piano collegato, probabilmente con un ballatoio ligneo, ad una seconda torretta a pianta quadrata posta nell'angolo nord-orientale. Sulla cinta si sono rinvenuti, su tutti e quattro i lati, numerosi merli posti a quote diverse, forse per una differente distribuzione interna degli spazi. Ad una fase successiva appartiene l'"invasione" del cortile con l'edificazione di altri corpi di fabbrica tra cui si riconoscono, al piano terreno, una cucina ed un vano per il corpo di guardia. L'articolazione dei percorsi viene poi arricchita dall'inserimento di una tramezza con due grandi archi. uno dei quali a protezione di un pozzo di cui rimane la vera. Brandelli di resti pittorici a cerchi e losanghe bicrome rimangono nel salone alto del lato occidentale e sulla cappa del camino tardo del salone di rappresentanza.
Originariamente l'accesso alla torre avveniva tramite una porta, posta ad alcuni metri da terra, collocata sul lato sud; costruita con grossi blocchi squadrati ha un architrave sormontato da un arco cieco che funge da motivo decorativo. Due altre aperture sono all'ultimo piano della torre, ma si tratta in entrambe i casi di due latrine poste sui lati est ed ovest.
Le murature della torre sono molto imponenti e massicce (2.50 x 0.60 metri) e la posa delle pietre è per coltello e per testa praticamente senza uso di malta; solo all'interno, come finitura delle pareti, restano delle tracce di un intonaco rosato molto compatto e liscio. Alcune feritoie, poi trasformate in finestre, sono ricostruibili al primo piano, ma ora sono visivamente obliterate delll'inserimento delle strutture che occuparono via via il cortile.
Non si può escludere l'ipotesi dell'esistenza di una seconda cinta muraria, maggiore rispetto alla precedente, che inglobasse la piazza meridionale e che raggiungesse il perimetro abitativo attualmente delimitato da via Lavancher. Su di essa, infatti, si apre un grande portone al di sopra del quale, fino a pochi anni or sono era ancora visibile un bell'affresco con Crocefissione e scritte gotiche distrutto durante i lavori di ristrutturazione della casa; questo portone è allineato con quello della chiesa parrocchiale, quasi a suggerire un percorso diretto tra i due complessi.
Della famiglia degli Archet, cui apparteneva la torre, si è rinvenuto lo stemma araldico inciso sull'architrave a chiglia rovesciata di una finestra a crociera sul lato sud; altre tipologie di finestre tardo gotiche sono riconoscibili sugli altri lati del fabbricato.
Immagini
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